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Ambiente ospedaliero e infezioni

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Ambiente ospedaliero e infezioni

“Lacompetenza di tutti gli operatori sanitari dovrebbe essere garantita da un continuo aggiornamento professionale sull’appropriato uso degli antimicrobici e assicurando l’inclusione, della gestione antimicrobica, in tutti i programmi di specializzazione di area sanitaria”. E’ uno dei target proposti dal European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) nel suo rapporto, basato sull’approccio “One Health”, contenente proposte per promuovere un uso responsabile degli antimicrobici.

Si pensa subito alle prescrizioni di antibiotici da parte dei medici, ma anche le strutture sanitarie sono destinatarie di diverse proposte, in prima linea nell’attuazione delle politiche e delle procedure e nella fornitura di dati di sorveglianza e di monitoraggio, necessari a garantire un uso prudente degli antimicrobici.

Proprio le strutture sanitarie sono le  destinatarie delle conclusioni contenute in due recenti articoli, che riconoscono i sifoni dei lavandini ed i pavimenti come fonti di infezioni ospedaliere. Sebbene nella maggior parte degli ospedali si sia convinti di adottare le giuste precauzioni, questi studi sottolineano l’importanza di assicurare una migliore pulizia dell’ambiente ospedaliero e la necessità di sensibilizzare tanto lo staff che i pazienti sull’argomento.

Nel primo viene posta l’attenzione sui sifoni ed i filtri dei lavandini, dove i batteri come l’ Escherichia coli possono proliferare.  I batteri che colonizzano i sifoni dei lavandini in ospedale possono diffondersi a strutture circostanti come filtri, serbatoi e piani di appoggio. Il tutto è correlato al (biofilm) fisicamente difficile da rimuovere, all’interno di un tubo di scarico inaccessibile nei lavandini ospedalieri. I prodotti chimici da soli di solito hanno un effetto temporaneo. Questo avviene perché i microrganismi rimangono nello strato profondo del biofilm ed i disinfettanti riescono solo ad uccidere i batteri nello strato superficiale. La conclusione suggerita è che le acque di scarico dei lavandini, negli ospedali, dovrebbero essere considerate come possibile serbatoio di infezione, nell’ambito delle indagini sulla trasmissione di agenti patogeni multi-resistenti ai pazienti ricoverati.

Il secondo articolo sottolinea che il pericolo di “infezioni ospedaliere” si annida anche nei pavimenti degli ospedali. Ed è molto più frequente di quanto non si possa pensare. Qualunque oggetto presente nella stanza del paziente può, cadendo a terra, venire contaminato da patogeni che a quel punto vengono rapidamente in contatto con le mani. Ma spesso sono anche strumentazioni e device (campanelli, cateteri, deflussori, ecc) ad essere in contatto con i pavimenti infetti. I risultati di questo studio suggeriscono che i pavimenti, delle stanze dei pazienti, possono rappresentare una fonte sottostimata di disseminazione dei patogeni.

La ricerca ha evidenziato la frequente contaminazione da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), Enterococco vancomicino-resistente (VRE) e C. difficile. Quest’ultimo è risultato essere il patogeno più frequentemente isolato (nelle stanze  in isolamento e nelle altre). Su 100 stanze esaminate, il 41% presentava uno o più oggetti, frequentemente toccati e manipolati, a contatto con il pavimento. Gli oggetti spaziavano da effetti personali, a device, a forniture mediche. La presenza di MRSA, VRE e C. difficile è stata riscontrata rispettivamente nel 18%, 6% e 3% dei campioni prelevati dalle mani, nude o guantate, che maneggiavano questi oggetti.

Ma in Italia? Siamo uno dei fanalini di coda del vecchio continente, per quanto riguarda il contrasto alla resistenza ai farmaci: manca una strategia nazionale per il controllo delle infezioni ospedaliere e dell’antibiotico-resistenza. Nel nostro Paese non ci sono ancora sistemi di rilevazione attiva dei dati con personale dedicato, ma sono stati condotti numerosi studi multicentrici di prevalenza. Ed è sulla base di questi e delle indicazioni della letteratura che si può stimare – come indica Epicentro, curato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità – che nel nostro Paese il 5-8% dei pazienti ricoverati contrae un’infezione ospedaliera.

Il piano sollecitato anche dall’Unione europea dovrà aiutare l’Italia a ridurre il gap con gli altri Paesi e fornire indicazioni uniformi alle Regioni per controllare il fenomeno. Il ‘buco’ potrebbe essere colmato a breve con il piano ad hoc voluto dalla Ministra della Salute Beatrice Lorenzin: “ad ampio spettro”, con il tema della messa in sicurezza degli ospedali, dei meccanismi di igienizzazione anche con ausili innovativi, oltre che il rispetto delle regole base come lavarsi le mani. Nel documento risalta anche “un’attenzione maggiore alla diagnostica rapida”.

Tutto sommato, visto l’avvicinarsi del mese di Maggio, non ci resta che concludere con l’aforisma: ”se son rose fioriranno”.

BIBLIOWEB:

European Centre for Disease Prevention and Control. Proposals for EU guidelines on the prudent use of antimicrobials in humans. Stockholm – ECDC; 2017.http://ecdc.europa.eu/en/publications/_layouts/forms/Publication_DispForm.aspx?List=4f55ad51-4aed-4d32-b960-af70113dbb90&ID=1643
http://ecdc.europa.eu/en/publications/Publications/EU-guidelines-prudent-use-antimicrobials.pdf
S  Kotay, W Chai, W Guilford, K Barry, A J Mathers. Spread from the Sink to the Patient: In Situ Study Using Green Fluorescent Protein (GFP)-Expressing Escherichia coli To Model Bacterial Dispersion from Hand-Washing Sink-Trap Reservoirs http://aem.asm.org/content/83/8/e03327-16.short?ssource=mfr&rss=1
A Deshpande, J L Cadnum,  D Fertelli, B Sitzlar, P Thota, T S Mana, A Jencson, H Alhmidi, S Koganti, C J Donskey.  Are hospital floors an underappreciated reservoir for transmission of health care-associated pathogens? - American Journal of Infection Control  Volume 45, Issue 3, Pages 336-338 (March 2017) 2017 45, 336-338 DOI: 10.1016/j.ajic.2016.11.005  http://www.ajicjournal.org/   http://dx.doi.org/10.1016/j.ajic.2016.11.005  http://www.ajicjournal.org/article/S0196-6553(16)31014-8/pdf

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Paolo Lanzafame

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