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Big-data e vaccinazioni contro il colera

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Big-data e vaccinazioni contro il colera

Incampo contro il colera sono da tempo scesi rappresentanti della high tech, incominciando dalla fondazione Bill e Melinda Gates, in modo tradizionale ma non solo. Cà Foscari (l’Università di Venezia) ha premiato un modello matematico in grado di fornire proiezioni sulla trasmissione del colera e quindi di orientare la prevenzione del contagio attraverso i vaccini in direzione della diffusione dell’epidemia.

Testato sulle epidemie del 2000 in Sud Africa e del 2005 in Senegal, il modello è stato messo al servizio di Medici Senza Frontiere (MSF) per valutare la migliore risposta al contagio scatenatosi nell’ottobre 2016 ad Haiti, a seguito dell’uragano Matthew. In poche settimane nell’isola si sono verificati 11mila casi. L’Oms (e MSF) ha potuto sfruttare gli scenari calcolati in tempo reale dal modello per orientare la campagna di vaccinazioni su 1 milione di haitiani.

Il colera si diffonde attraverso l’acqua contaminata dal batterio (scoperta di John Snow che annotò su mappa i luoghi dei decessi durante l’epidemia scoppiata a Londra nel 1854, associandoli alla posizione di fonti d’acqua contaminate). Non a caso quindi, il primo modello spaziale sulla diffusione del colera è stato realizzato da un ingegnere ambientale, con un dottorato in idrologia (Bertuzzo, con attività di ricerca al politecnico Epfl di Losanna, con la collaborazione di microbiologi ed epidemiologi specializzati sul Vibrio cholerae), che ha considerato la distribuzione ed il movimento delle persone (e del trasporto idrologico) e i suoi effetti.

Ma a oltre 160 anni di distanza da Snow, resta alta l’attenzione sull’evoluzione delle epidemie e sulla prevenzione dei contagi, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Il batterio si può diffondere attraverso i fiumi dopo che le piogge dilavano le latrine ma non basta studiare l’idrologia per comprendere l’epidemia. E’ cruciale osservare gli spostamenti e gli assembramenti delle persone e includere queste informazioni nel modello.

Per seguire i movimenti dei senegalesi durante l’esplosione dell’epidemia nel 2005,  ha incluso nel modello i dati sulla posizione di 150 mila telefoni cellulari, pubblicati anonimi dall’operatore Orange per un “Data for Development Challenge”, scoprendo che il principale imputato del contagio fu un raduno di milioni di pellegrini, che poi trasmisero la malattia nei propri villaggi d’origine. I “big data” telefonici sono quindi uno strumento (senza precedenti) per calcolare in modo dettagliato dove si sta dirigendo la malattia e formulare la migliore strategia di risposta.

Il Malawi conta circa 13 milioni di abitanti ed è una delle nazioni più densamente popolate dell’Africa subsahariana; il 90% della popolazione vive nelle zone rurali. Ad oggi la principale causa di morte è rappresentata dall’infezione da HIV. Il sesso femminile è il più colpito: nel 2005 circa mezzo milione di donne dai 15 anni in su convive con l’HIV/AIDS. 83.000 le infezioni pediatriche (trasmissione durante la gravidanza).

Secondo un piccolo ma importante studio osservazionale (The Lancet) condotto in Malawi, il vaccino inattivato orale contro il colera sembra essere sicuro ed efficace anche nelle donne incinte. Anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda la vaccinazione delle donne incinte nelle zone endemiche, la maggior parte delle campagne di vaccinazione le esclude a causa delle insufficienti garanzie di sicurezza per l’uso durante la gravidanza.

In realtà i dati dei ricercatori sono “rassicuranti”. Nello studio indicato 361 donne hanno ricevuto per via orale il vaccino inattivo contro il colera (Shanchol) e 327 donne (di una comunità adiacente, non  vaccinate per le insufficienti forniture del farmaco) hanno costituito il “gruppo controllo”. Il tasso risultante globale, di interruzione di gravidanza, non differisce in modo significativo tra  donne vaccinate (27,54 per 1.000 gravidanze) e non vaccinate (21,56 per 1000 gravidanze). Il rischio di interruzione, dopo l’esposizione al vaccino, non è cambiato in modo significativo dopo controllo per altri fattori . I tassi di mortalità neonatale non sono cambiati tra le madri esposte e non esposte al vaccino e l’incidenza di aborti spontanei e di bimbi nati morti è risultata simile nei due gruppi. Inoltre due neonati nelle donne vaccinate ed  uno, tra le non vaccinate, hanno avuto malformazioni con  p = 0,57.

Sulle basi di tale studio (e degli altri disponibili) il vaccino orale contro il colera non dovrebbe escludere le donne in gravidanza  durante le campagne vaccinali.

 

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Antonio Conti

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